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13 Settembre 2017

“Se ce l’ho fatta io…” Di seguito il racconto di Monica Nanetti e della sua impresa in bici lungo la Via Francigena.

A volte le cose iniziano per caso e prendono sviluppi inaspettati, come se avessero una vita propria. È quello che è successo, per esempio, con il progetto “Se ce l’ho fatta io”, nato quasi per scherzo dall’idea di percorrere in bicicletta l’intero tratto italiano della Via Francigena lungo i 1000 chilometri che separano Aosta da Roma.

Un’idea balzana

Un’idea, bisogna dirlo, alquanto balzana, considerato che a compiere l’impresa non era un gruppo di appassionati ed esperti ciclisti con una lunga esperienza e buona preparazione alle spalle, ma una coppia di amiche “over 55” che fino a quel momento aveva utilizzato la bicicletta solo per spostarsi a Milano o al massimo per qualche gita fuori porta in giornata. Ma tant’è: più i progetti sono improbabili, più esercitano su di me un incontenibile attrazione.

La partenza: 26 maggio 2017

E così, il 26 maggio 2017 siamo andate ad Aosta, abbiamo caricato due borse da viaggio sulle nostre mountain bike e ci siamo messe in cammino; senza assistenza, senza mezzi di supporto, senza avere la minima idea del tempo che ci avremmo impiegato (e senza neppure essere sicure di arrivarci in fondo, peraltro). Una piccola grande avventura “on the road” che si è rivelata una straordinaria esperienza.

In primo luogo per il percorso: la Via Francigena ha un itinerario cicloturistico tracciato con intelligenza e ottimamente segnalato con appositi segnavia bianco-azzurri. Poche piste ciclabili, certo, ma anche pochissimi tratti di strade ad alta intensità di traffico; il percorso si snoda per la maggior parte su tranquille strade secondarie, in buona parte non asfaltate (inclusi tratti del circuito dell’Eroica, in Toscana); poco adatto alle bici da strada – se non a costo di perdersi alcuni dei tratti più suggestivi e affascinanti – ma tranquillamente praticabile con qualunque mountain bike.

2- 06-17 – tappa 1 – da Aosta a Forte di Bard

E, soprattutto, un percorso straordinariamente vario e interessante, che permette di attraversare panorami spettacolari e di conoscere un’Italia “nascosta” e ricca di tesori naturalistici, storici e culturali. Il tutto in un momento di grande fermento per lo sviluppo di questo itinerario: le iniziative si moltiplicano, le strutture di accoglienza dedicate ai pellegrini sono sempre più numerose e di buona qualità, l’attenzione da parte delle amministrazioni locali è sempre maggiore.

La Via Francigena sulle “orme” di Santiago

Il modello, inutile dirlo, è quello del Cammino di Santiago, diventato ormai un “must” per ciclisti e camminatori e generatore di un notevole indotto economico in aree altrimenti escluse dagli itinerari turistici. In questa fase, sulla Via Francigena, il rapporto tra qualità dei servizi offerti e grado di affollamento è decisamente favorevole: ancora poca gente, ma strutture e servizi più che sufficienti a camminatori e pedalatori; in altri termini, questo è il momento giusto per mettersi sulla strada.

Un percorso alla portata di tutti

Un secondo elemento che ci ha piacevolmente stupito è stata la fattibilità del percorso: in 17 giorni (incluso uno di sosta) siamo arrivate a Roma, in anticipo sulle nostre più ottimistiche tabelle di marcia e tutto sommato neppure particolarmente stanche. Più di mille chilometri, con un’infinità di salite e di strade bianche, sono stati macinati con una disinvoltura che ha sorpreso prima di tutto noi stesse. Considerato che il livello di allenamento iniziale era decisamente minimo (avevamo alle spalle, nei mesi precedenti, solo 5 o 6 uscite in giornata della lunghezza massima di una novantina di chilometri, in pianura), la conseguenza che se ne trae è che la Via Francigena in bicicletta è un percorso alla portata di moltissime persone, sia in termini di forma fisica, sia in termini di tempo, sia infine per quanto riguarda i costi, facilmente comprimibili se si sceglie di dormire nei molti ostelli distribuiti lungo la strada, alcuni dei quali assolutamente straordinari in termini di comfort e di posizione all’interno di edifici storici.

Diario di viaggio

Ma ancora più sorprendenti sono state le reazioni di chi ci ha seguito da casa: pur avendo comunicato pochissimo (attraverso i miei account personali di facebook e instagram, senza alcun obiettivo se non quello di rassicurare e tenere informati amici e parenti), il diario di viaggio ha infatti rapidamente coinvolto un numero sempre crescente di persone: uomini, ma soprattutto donne, che mi scrivevano di essersi emozionati, appassionati, commossi; che confessavano di aver sempre avuto un sogno del genere nel cassetto; che confidavano di aver capito che era possibile fare qualcosa semplicemente “per sé” dopo anni dedicati a sostenere le passioni e gli interessi di altri; che erano stuzzicati dalla domanda “ma davvero potrei farcela anch’io?”. Insomma, l’idea di “Se ce l’ho fatta io” sembra aver toccato, quasi involontariamente, un tasto sensibile: perché se è vero che i super-atleti dalle prestazioni straordinarie possono essere oggetto di ammirazione incondizionata, è anche vero, per contro, che è forse altrettanto stimolante vedere persone qualunque (e neanche giovani) fare qualcosa di bello ed evocativo, mostrando come una serie di piccole grandi imprese siano effettivamente a portata di mano senza per questo doversi trasformare in supereroi o creare traumi e difficoltà per famiglia e lavoro.

06 -6-17 tappa 11 – da Monteriggioni a Buonconvento

Un progetto, tante direzioni

Così, da quella che doveva essere una vacanza senza alcuna finalità se non quella di provare un’esperienza diversa dal solito, è nato spontaneamente un progetto che si sta sviluppando in diverse direzioni: incontri di presentazione, una mostra fotografica, un libro, una community che si sta aggregando intorno alle nuove pagine social “Se ce l’ho fatta io”, ipotesi di collaborazioni con aziende e soprattutto nuovi itinerari di viaggio allo studio, sempre con la solita formula rilassata e scanzonata. Come questa cosa proseguirà, lo vedremo nei prossimi mesi; nel frattempo mi godo con incredulità una sensazione per me del tutto inedita, quella di rappresentare un esempio per qualcun altro. E non perché abbia fatto qualcosa di difficile o importante, ma per il motivo opposto. Evidentemente non è necessario essere delle wonder women per seguire le proprie passioni: se ce l’ho fatta io…

Ulteriori approfondimenti sul prossimo numero di Bike4Trade

Testo di Monica Nanetti