In questo articolo si parla di:

Nelle prossime due settimane, marchi e organizzazioni attive nel settore dell’outdoor si uniranno per far sentire la propria voce allo United States Trade Representative  (USTR) contro gli ingenti dazi sulle importazioni dalla Cina che danneggerebbero i consumatori, i lavoratori e, in ultima analisi, gli affari americani.

Dazi doganali sull’importazione delle bici

Gli Stati Uniti hanno già imposto 34 miliardi di dazi sulle merci provenienti dalla Cina, con ulteriori 16 miliardi entrati in vigore lo scorso 16 agosto come sanzione per pratiche commerciali scorrette emerse da indagini americane. “Le motivazioni sono comprensibili , ma c’è da chiedersi se il procedimento non stia sfuggendo di  mano”, ha dichiarato Darren Dunn, chief operation officer di SOG Specialty Knives & Tools. Un altro elenco di prodotti pubblicato a luglio, che include anche le biciclette, potrebbe far aumentare ulteriormente le tariffe doganali.

Aumento dei dazi e contrazione del mercato

Esperti del settore outdoor affermano che nuovi dazi porterebbero all’aumento dei prezzi per le aziende e i consumatori, provocando al contempo la perdita di posti di lavoro e l’interruzione di consolidati rapporti commerciali con i produttori cinesi. Saranno oltre 350 le persone che verranno ascoltate. Tra questi si è già espresso Rich Harper, responsabile dei commerci internazionali della Association of Industry Outdoor, il quale sostiene come oggi il settore outdoor generi oltre 887 miliardi di dollari in consumi e 7,6 milioni di posti di lavoro, creando prodotti innovativi e richiesti all’estero: l’aumento delle tariffe doganali porterebbe quindi alla riduzione degli investimenti in progettazione, sviluppo e collaudo di nuove tecnologie.

Alla ricerca di nuovi partner commerciali

Le aziende dell’outdoor stanno cercando opzioni di approvvigionamento alternative alla Cina, ma i nuovi partner risultano difficili da trovare, oltre a proporre prezzi più alti a fronte di standard qualitativi inferiori.  “Al momento non esiste un mercato alternativo in grado di soddisfare le esigenze del nostro settore. Spostare la produzione in altri paesi non è fattibile in tempi brevi e su larga scala”, ha affermato Tom Cove, presidente e ceo della Sports & Fitness Industry Association.