In questo articolo si parla di:
7 Gennaio 2020

Secondo un sondaggio condotto su 2.000 dipendenti, in media sono state perse 2,7 ore settimanali a causa di interruzioni o ritardi nel viaggio. Ciò equivale a 125 ore o circa cinque giorni nel corso dell’anno lavorativo.

Una campagna “Future of Commuting” della durata di 18 mesi, metterà in evidenza la necessità di migliorare le infrastrutture di trasporto e rendere il pendolarismo più verde, più economico e più affidabile in tutto il Regno Unito. Inutile rimarcare come in tutto ciò la bici possa ricoprire un ruolo fondamentale, al di là delle polemiche tra auto elettriche e diesel. Per l’Italia la situazione non sembra essere migliore, dato che sotto ogni punto di vista il nostro sistema di trasporti e infrastrutturale risulta inferiore a quello britannico.

I canali ufficiali ancora snobbano le due ruote

Mentre la dichiarazione della stampa non chiarisce il ruolo dell’infrastruttura del ciclo, l’enfasi sul pendolarismo “più economico e più ecologico” e sul “migliore utilizzo delle risorse esistenti” indica almeno un po ‘di attenzione verso i pendolari, oltre quella che è stato fino ad ora il liet motive standard, ovvero: “costruiamo più strade”.

Gli sforzi di Londra per introdurre gradualmente una migliore infrastruttura ciclabile hanno guadagnato la maggior attenzione mediatica, facendo sembrare la capitale un esempio da seguire, tuttavia anche in città come Sheffield e Manchester stanno facendo notevoli sforzi per migliorare le condizioni per il ciclista commuter. Sembra però che anche in UK, come in Italia non si faccia abbastanza per consentire un miglioramento delle infrastrutture, al fine dal consentire a sempre più pendolari di abbracciare la bici per i propri spostamenti quotidiani e lasciare a casa l’auto.

Fonte: cyclingindustry.news