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Le città stanno cambiando aspetto. In vista della fase 2 dell’emergenza Covid-19, progetti in cantiere da anni in tema di mobilità stanno ora subendo un’accelerata, così come si fanno avanti nuove soluzioni provvisorie.

È evidente, infatti, come la mobilità nel prossimo futuro dovrà contare su soluzioni soft e alternative come la bicicletta, cui spetterà il compito di assorbire parte del trasporto pubblico che, a causa del distanziamento sociale richiesto, non potrà assolvere pienamente ai propri compiti, almeno per un po’ di tempo.

A Milano 23 chilometri di nuovi percorsi per le bici

A Milano sono partiti ieri i lavori per la realizzazione dei 23 chilometri di piste ciclabili previsti dal progetto che l’assessore alla Mobilità Marco Granelli aveva anticipato anche sui propri canali social: “Non potremo avere metropolitane e bus superaffollate e quindi dovremo fare molto più lavoro a distanza e distribuire meglio gli orari. E poi, per evitare di avere un altro milione di auto nelle strade, dovremo potenziare le due ruote: più biciclette e più scooter elettrici, e anche monopattini. E anche più sharing. Quindi più ciclabili, semplici e veloci. La nostra metropolitana trasportava circa 1.400.000 persone ogni giorno. Per tenere la distanza di un metro, pur mettendo il massimo del servizio come nel pieno della stagione invernale, questo numero dovrà scendere al 25-30%”. Il progetto nella città meneghina prevede la realizzazione dei percorsi ciclabili sfruttando la sola segnaletica. Una soluzione dunque veloce e a basso costo che il Comune conta di terminare entro l’estate.

Sostanzialmente si tratta di ripensare gli spazi già a disposizione, destinandone una parte alle biciclette. In Corso Venezia, per esempio, la pista ciclabile sarà tracciata tra il marciapiede e le auto in sosta che si troveranno dunque più al centro della strada, dove rimangono le due corsie per le auto. Da Viale Monza invece la pista sarà al centro della carreggiata, a fianco degli spartitraffico centrali, e in questo caso sarà delimitata da paletti in gomma per proteggere le bici dalle auto. Previsti inoltre dei punti di arresto differenziati ai semafori: il ciclista potrà sostare in posizione più avanzata, così da anticipare la ripartenza e non rischiare di essere travolto dalle auto che svoltano a destra. I controviali infine saranno trasformati in zone 30, sempre nell’ottica di una mobilità a misura di ciclista.

Progetto ciclabilità milano

Esempio intersezione Viale Monza – Progetto Ciclabilità Comune di Milano

Vedi anche il Progetto Ciclabilità completo.

Oltre a Milano altre città stanno sperimentando soluzioni provvisorie ricavate rapidamente, per consentire spostamenti sicuri e sostenibili durante la fase 2 dell’emergenza da Covid-19.

A Firenze parte l’ “operazione Bartali” per una città più ciclabile

Parte a Firenze quella che il sindaco Dario Nardella in una video-conferenza stampa ha definito l’ “operazione Bartali”, ossia la realizzazione di 12 chilometri di nuove piste ciclabili e della realizzazione di ulteriori dieci chilometri di piste ciclabili provvisorie su strade fino ad oggi a esclusivo uso dei mezzi a motore, come Via Circondaria, Via Pisana e Viale Europa. Il progetto sarà finanziato con 500mila euro provenienti dal mistero dell’Ambiente. “Abbiamo chiesto al ministro De Micheli – ha dichiarato, inoltre, il sindaco durante la video-conferenza – un fondo ad hoc per la soft-mobility con l’obiettivo di integrare il trasporto pubblico. Il nostro impegno dovrà essere quello di evitare che l’esigenza di mobilità sia soddisfatta esclusivamente con il mezzo privato”. Il piano sulla mobilità a Firenze prevede anche incentivi per l’utilizzo della bicicletta: riconoscimento del tempo di spostamento come parte dell’orario lavorativo, sconti negli esercizi commerciali, rottamazione di autoveicoli a favore dell’acquisto di biciclette ed eliminazione del canone di bikesharing per i mezzi non elettrici. Tra le novità anche la possibilità di prendere a noleggio 250 scooter.

Roma pensa a ciclabili transitorie come anticipazione di un piano alla ciclabilità

Anche a Roma la sindaca Virginia Raggi ha parlato nei giorni scorsi di viabilità dolce chiedendo di privilegiare per chi può il trasporto attraverso bici o mezzi dolci come monopattini. “Stiamo lavorando per realizzare rapidamente delle corsie ciclabili, stiamo pensando di dedicare a Roma le controlaterali delle strade grandi alla ciclabilità – ha dichiarato -. Abbiamo chiesto al Governo di riaprire velocemente i negozi di biciclette. Vogliamo incentivare la mobilità dolce anche incentivando l’acquisto di bici elettriche. Dobbiamo scoraggiare il traffico privato perché, pur rimettendo a regime il trasporto pubblico, rischiamo di essere invasi dalle auto”. Dall’assessorato alla Mobilità romano, guidato da Pietro Calabrese, si sta pensando a “ciclabili transitorie intese come anticipazioni del piano della ciclabilità”, a anche a “individuazione di almeno due/tre progetti pilota da realizzare in tempi rapidissimi su itinerari significativi”. L’obiettivo è quello di trasformare la Capitale in una città bike friendly con le corsie preferenziali aperte anche alle biciclette. Anche la Consulta stradale di Roma Capitale si è espressa in merito chiedendo che le piste ciclabili diventino da transitorie a permanenti per gestire al meglio il ritorno ad un traffico veicolare e di investire sulla sicurezza stradale come prima infrastruttura che rende la mobilità alternativa “attraente”.

De Micheli: “buono mobilità alternativa” e bike lane le soluzioni

A livello nazionale la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha dichiarato in un question time alla Camera, che è allo studio il riconoscimento di un “buono mobilità alternativa” per i residenti nelle città metropolitane e aree urbane con più di 60.000 abitanti, pari ad euro 200, per l’acquisto di biciclette anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale soprattutto a propulsione elettrica come i monopattini.  “Con la Fase 2 – ha detto la ministra – si metteranno in movimento circa 3 milioni di persone sull’intero territorio nazionale, molte delle quali utilizzeranno mezzi pubblici. Occorre quindi che sia le aziende dei trasporti che l’utenza – ha aggiunto – si attengano all’osservanza di misure necessarie a garantire un regolare svolgimento di questa seconda fase, al fine di ulteriormente contenere il diffondersi del contagio”. La stessa, in un’intervista al Corriere delle Sera, aveva dichiarato la volontà di modificare il codice della strada per consentire l’apertura di piste ciclabili in via transitoria, anche solo con segnaletica orizzontale. “Si è proposto di introdurre nel Codice della Strada la definizione di bike lane, – ha dichiarato la ministra De Micheli durante il question time – ovvero una corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi nella quale è consentita la circolazione anche dei veicoli a motore con numero totale di ruote non superiore a tre, come ad esempio i ciclomotori, i motocicli ed i tricicli. Avremo così indubbi vantaggi sulla sicurezza e lo snellimento della circolazione”. Una soluzione che ci lascia un po’ perplessi per la convivenza delle bici con mezzi a motore che per loro natura hanno una velocità e una massa diversa da quelle di una bicicletta. La ministra ha espresso anche la volontà di abbassare da 300 a 100 la soglia minima di dipendenti oltre la quale le aziende devono avere il mobility manager, che avrà il compito di consigliare le migliori modalità di trasporto per i dipendenti.

 

Concludiamo dicendo che sarebbe interessante approfittare di questo periodo per portare avanti i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) che, come stabilito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2017, sono obbligatori per i Comuni con più di 100.000 abitanti.