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L’atleta Paula Zibasa, biker e ambassador di Patagonia, si racconta in esclusiva alla redazione di Bikefortrade in un’intervista. Diversi i temi toccati in questa bella chiacchierata con la giovane atleta lettone: dalla passione per la mtb, alla decisione di intraprendere la carriera da atleta, dalla scelta di interrompere le gare di Coppa del Mondo, fino al rapporto con Patagonia.

Puoi raccontarci come ti sei avvicinata alla mountainbike e com’è nata la tua passione per questo sport?

Quando avevo tre anni, mia madre mi mise in sella per insegnarmi ad andare in bicicletta come tutti i bambini. In Lettonia, dove sono nata, la bmx era piuttosto popolare e mi sono appassionata. I miei genitori mi portavano alle piste locali e mi facevano allenare. A quattro anni partecipavo già alle gare! Da bambina mi piaceva sognare, avevo sempre la testa fra le nuvole e non prendevo sul serio questa cosa. Non sapevo cosa fosse una gara, per me significava semplicemente andare in bici.

Nel 2012, la mia famiglia si è trasferita a Innsbruck, dove non c’erano piste per le corse in bmx nelle vicinanze; quindi, ho iniziato ad andare in mtb, nonché l’alternativa locale. Non è stato amore a prima vista. Detestavo pedalare in salita. Forse è per questo che amavo andare in discesa. Quando gli skilift erano aperti, era impossibile vedermi pedalare in salita. Facevo discese tutto il giorno, e questo era quanto.

Intorno ai 16 o 17 anni, ho iniziato a prendere le cose più seriamente e a gareggiare per la Coppa del Mondo. Non l’ho mai programmato, è successo e basta. Onestamente non so perché ho scelto la mountainbike e perché ho continuato a praticarla anche da più piccola quando non mi piaceva così tanto. Ultimamente ho capito che probabilmente è per via del contatto che riesco a stabilire con la natura, oltre alla sensazione che mi rimane dopo una pedalata. Quando pedalo sulla mia bici la mia mente si trova su un altro livello, un altro pianeta, un altro mondo, un po’ come nella meditazione. Pedalando ti vivi il momento!

Quando hai capito che avresti potuto costruirti una carriera nella mountainbike?

Quando ho iniziato, se volevi farti un nome nel mondo della mountainbike dovevi partecipare alla Coppa del Mondo. Ma non direi che mi sto costruendo una carriera nella mtb; faccio semplicemente ciò che mi piace. Le corse erano una parte di questo mondo, e in qualche modo ho sviluppato una mentalità competitiva grazie alla quale mi sono trovata bene nella comunità. Quando ho iniziato a farlo seriamente, mi sono resa conto che era un mondo diverso da come lo immaginavo.

Viaggiavo in posti che non riuscivo mai a vedere davvero, perché mi trovavo lì solo per correre. Alla fine della gara devi partire per la tappa seguente, perciò non riesci mai a esplorare niente. Questo è il tipo di vita che si fa nell’ambiente. Ti alleni in continuazione, dormi, mangi e vai in bici. Desideravo qualcosa di più. Vedevo persone a Innsbruck che facevano arrampicata o andavano a sciare, cose che io non avevo tempo di fare. Sapevo di aver bisogno di una pausa, ma non trovavo il coraggio di fermarmi.

Quando la squadra si è sciolta, nel 2019, l’ho vissuto come un punto di svolta. Ho deciso che non avrei più corso in Coppa del Mondo. Avrei potuto andare in cerca di nuove squadre o nuovi sponsor, ma non sapendo quello che volevo davvero, non me la sentivo.

Da quel momento, come sono cambiate le tue motivazioni nei confronti della bici?

La cosa bella è che ora posso decidere io se andare in bici o no. Quando correvo ero obbligata ad andare in mountainbike, perché dovevo migliorare. Ora ho la libertà di farlo quando voglio. Mi piace sentirmi in pace con me stessa e con la natura, per questo faccio spesso viaggi in bici e vado in cerca di lunghi sentieri. Ovviamente, quando gareggi trascorri molto tempo in sella: devi semplicemente andare veloce e non hai tempo per fare acrobazie o rallentare per goderti la natura. Questo è ciò che mi motiva al momento!

Quale luogo consideri casa tua, e quali sono i trail a cui sei affezionata? Come lo descriveresti?

I miei sentieri preferiti sono proprio dietro casa. Al momento a Innsbruck ci sono un sacco di biker, perché questo sport è diventato molto popolare. Esistono sentieri ufficiali, ma sono troppo pochi. Posso capire che la gente si arrabbi perché ci sono dei biker maleducati, e per gli escursionisti è difficile capire le abilità di una atleta in mountainbike. Le cose stanno migliorando: escursionisti e rider iniziano a condividere di più i sentieri, ma c’è ancora molta strada da fare.

Certi pomeriggi possono esserci dalle 30 alle 40 persone lassù, in attesa di scendere. È una cosa da pazzi. Nel 2016 la situazione era molto raccolta, c’erano poche persone e pochi sentieri, e tutti conoscevano il resto della comunità. Tutti rispettavano la foresta, i sentieri e le altre persone. Con la crescita della comunità, sono aumentati i problemi. A volte i nuovi arrivati non conoscono le regole e non hanno rispetto, il che non semplifica le cose, perché la città si rifiuta di creare altri sentieri ufficiali.

Come hai iniziato a collaborare con Patagonia?

Nel 2018 ho incontrato molti sciatori che indossavano capi Patagonia, e quei prodotti mi piacevano. Ho deciso di cercare maggiori informazioni su questo brand. Ho letto alcune storie e visto dei video su Patagonia, e mi sono emozionata per quello che facevano: erano persone intenzionate a salvare il pianeta.

Non mi interessavo molto a queste cose quando gareggiavo, non sapevo molto della crisi climatica, ma grazie allo sci, e a Patagonia, mi sono appassionata al tema. Rispetto alla mtb, praticando lo sci si possono vedere gli effetti della crisi climatica da molto vicino. Apprezzavo la mentalità di Patagonia, la sentivo vicina alla mia e a ciò che desideravo.

Quali sono i valori di Patagonia in cui ti riconosci?

Come mountainbiker, trascorro molto tempo nei boschi, per questo voglio tenermi informata e sapere come proteggerli. Il problema della deforestazione, e il suo effetto sulle emissioni di anidride carbonica, contribuisce enormemente all’avvelenamento del pianeta. Questo problema mi interessa molto. Voglio anche essere consapevole di tutte le piccole cose che posso fare per migliorare la situazione, come usare meno la macchina e prendere più spesso il treno. Ma voglio anche prendere la parola e confrontarmi con gli altri a proposito degli argomenti più generali, soprattutto nella comunità della mountainbike. È troppo importante in questo momento.

La nostra comunità deve preoccuparsi maggiormente della protezione dell’ambiente e del cambiamento climatico. Il nostro approccio deve cambiare dalle basi: se le aziende e coloro che creano i sentieri iniziano il cambiamento, la comunità seguirà e farà lo stesso. Dobbiamo promuovere il cambiamento. Non sarà semplice, ma dobbiamo essere più responsabili se vogliamo davvero salvare il mondo! Non vedo l’ora di condividere questi messaggi con la comunità della mtb, per aiutare le persone a capire l’importanza del problema.

In che modo secondo te è possibile rendere la mtb più inclusiva per tutti?

Ritengo davvero importante che chiunque sia coinvolto nel mondo della mtb, aziende e comunità, consideri questo ambiente aperto a tutti e quindi trasmetta un’immagine coerente. Inoltre, credo che se vogliamo una maggiore diversità nella mountainbike, dobbiamo insegnare ai bambini a scuola ad accettare la diversità. Il club di mtb e discesa di Innsbruck sta facendo un ottimo lavoro in questo senso. Come biker, noi dobbiamo essere rispettosi e disponibili con i nuovi arrivati, aiutandoli a capire che chiunque è benvenuto.

Quali sono i tuoi piani al momento?

Mi piacerebbe educare la comunità di Innsbruck alla responsabilità personale e collettiva, e al rispetto per i sentieri. Mi piacerebbe trasmettere il messaggio che tutti dobbiamo parlare con gli altri del cambiamento climatico. Vorrei anche motivare le persone ad andare alla scoperta delle montagne, a fare dei viaggi e trascorrere più tempo all’aria aperta. Così facendo, comprenderanno meglio la natura e sentiranno un legame più forte con essa, che li spingerà a proteggerla.