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Come promesso e annunciato sullo scorso numero, eccovi nelle prossime pagine la seconda e ultima puntata della nostra esclusiva inchiesta la “Carica dei 101”. Con altrettante interviste a una selezione dei più importanti negozi italiani. Dalla quale emergono molti elementi comuni e conferme rispetto a quanto già illustrato lo scorso mese. Per esempio, una certa spaccatura nel bilancio finale e quindi anche nell’umore dei negozi interpellati. Come è evidente dalle icone abbinate a ogni scheda. Risultato: metà dealer si dichiarano contenti e in crescita. Contro un 35% di delusi o arrabbiati e un restante 15% di indifferenti (sintomo di sostanziale stabilità). Dati molto simili a quelli pubblicati lo scorso mese e quindi in grado di garantire affidabilità a tutta l’inchiesta, considerando che 101 negozi rappresentano senz’altro un’ottima base statistica.

In generale, confermata una domanda che rimane molto alta, soprattutto in alcune fasce di prodotto, eBike e gravel in particolare. Purtroppo, come sappiamo, a questo non corrisponde un’adeguata disponibilità di bici (soprattutto) ma anche talvolta di altre tipologie di prodotto. Con una situazione davvero problematica che continua a riguardare la componentistica dell’intera filiera, in particolare Shimano. E che ha, dunque, generato, per una parte significativa di retailer, vendite inferiori rispetto al 2020. Non tanto per la mancanza di richiesta, ma proprio per la carenza di biciclette e per magazzini per lo più scarichi. A differenza di quanto era accaduto nel primo anno di pandemia, dove era rimasto comunque “in stock” un certo margine di prodotto, sia per le aziende che per i dealer.

Soffrono senz’altro meno gli accessori e l’abbigliamento. Per quanto riguarda quest’ultima categoria, interessanti alcuni commenti raccolti, che evidenziano come cresca in sempre più ciclisti l’interesse e la disponibilità di spesa verso capi tecnici di media e alta gamma. Mentre fino a pochi anni fa la maggioranza, pur magari non badando a spese per l’acquisto della bici, si orientava verso prodotti con un basso costo nell’abbigliamento.

Senza dubbio un’opportunità di business in più per chi è in grado di coglierla, offrendo una gamma ben assortita e adeguata. Così come si rivela sempre più strategica l’attività delle officine. Tanto da essere riscoperta o incrementata da parte di alcuni negozi. Il cui gran lavoro in quest’ambito nel corso del 2021 conferma anche come molti dei nuovi utenti arrivati nel 2020 siano in qualche modo rimasti attivi. È stato altresì nuovamente rimarcato come paragonare l’anno appena concluso con il 2020 sia un po’ fuorviante per i motivi dei quali abbiamo già parlato. Certo, anche il 2021 si è rivelato un anno a suo modo anomalo, caratterizzato dai cronici ritardi nelle consegne e da un aumento generalizzato dei listini, come approfondiamo nell’articolo alle pagine 12-13. Due questioni che, ormai è risaputo, ci porteremo dietro ancora per un po’. Tanto che anche diversi negozianti chiedono a gran voce alle aziende di tornare a produrre in Italia, o comunque in Europa, almeno una parte della propria gamma. Come già qualche azienda ha fatto o intende fare, anche se si tratta per ora di pochi casi.

In questa situazione di luci e ombre, significativo il fatto che l’entusiasmo generale che si respira nel mondo bici pare rimanere alto. Destinato a continuare anche per il medio e lungo termine. Un ottimo auspicio per quando il mercato, anche se lentamente, tornerà a far funzionare con la giusta velocità i propri ingranaggi.

Benedetto Sironi – Editoriale Bikefortrade n° 03-2022