Come se già non bastassero i problemi che affliggono la catena degli approvvigionamento, nel mondo della bike industry, giungono notizie che le tensioni internazionali stanno ulteriormente aggravando questa situazione.

Secondo quanto riportato dal sito b2b Bike Europe, la guerra in Ucraina ha aggiunto ulteriore pressione a una situazione già tesa. Un indice riguardante la pressione sulla catena di approvvigionamento globale pubblicato dalla Federal Reserve Bank di New York mostra chiaramente che la guerra sta aggiungendo una ulteriore dose di problematiche. Secondo questo indice, che risale al 1997 e copre tutte le industrie globali, la pressione è ora ai massimi storici.

La situazione diventa ancora più complessa, ora che i vettori sono diventati riluttanti a gestire il servizio da e per Russia e Bielorussia. Anche nel breve termine la situazione locale potrebbe cambiare nuovamente, mentre i pagamenti potrebbero essere complicati a causa delle sanzioni bancarie. Sempre secondo Bike Europe, alla fine del 2022 sembrava essere previsto un certo sollievo per la catena di approvvigionamento globale; secondo le nostre indagini con le aziende di settore (Bikefortrade 04/2022) però la situazione non sembra che possa essere risolta così presto, come auspicato dai colleghi inglesi.

Le contingenze internazionali hanno portato l’attuale picco di pressione riportato dal Global Supply Chain Pressure Index (GSCPI) ad un valore di oltre 4 punti.

Fonti: Bureau of Labor Statistics; Harper Petersen Holding GmbH; Baltic Exchange; IHS Markit; Institute for Supply Management; Haver Analytics; Bloomberg L.P.; authors’ calculations.

Ciò che vale per il settore delle biciclette vale naturalmente anche per tutti gli altri settori: non è sempre un prodotto nel suo insieme (e questo si è visto bene nel settore bike) ma spesso solo una singola parte della catena, che provoca una reazione che si ripercuote fino al prodotto finito.

Guardando indietro nel tempo, i precedenti picchi GSCPI, non sono stati nulla rispetto a quello iniziato con l’emergenza sanitaria. Inizialmente, furono le rigorose misure di blocco della Cina a far aumentare l’indice. Quando la produzione mondiale riprese, nell’estate del 2020, immediatamente allentò la pressione, prima di aumentare di nuovo nell’autunno/inverno del 2020 a causa delle rinnovate fasi di blocco.

L’indice GSCPI (Global Supply Chain Pressure Index)

Il Global Supply Chain Pressure Index (GSCPI) riassume 27 variabili, dai costi di trasporto transfrontalieri ai dati di produzione specifici per paese in: Cina, Eurozona, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti. Inoltre, sono stati aggiunti gli indici dei gestori degli acquisti nazionali e le tariffe di trasporto globali e vari indici dei prezzi del trasporto aereo.

Osservando il valore mostrato appena sotto lo zero nel 1997, vediamo la prima grande deviazione nel 2011. Questo si basa su due disastri naturali: primo, c’è stato il terremoto di Tōhoku e il conseguente tsunami in Giappone. Cui hanno seguito le inondazioni in Thailandia che hanno interessato sette tra le più grandi aree industriali del paese. Ciò ha rallentato le catene di produzione globali dell’industria automobilistica ed elettronica.  Un secondo notevole aumento dell’indice nel 2017/18 è da attribuire alle controversie commerciali tra Cina e Stati Uniti. Quando questo valore scenderà di nuovo dipende dall’ulteriore sviluppo sia dell’emergenza sanitaria che della guerra.