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Alti e bassi. Come quelli del mercato bike e più in generale di questo straniante periodo che stiamo vivendo. Da una parte, la tanto attesa, probabile e auspicata fine della pandemia, almeno nella sua fase più acuta. Dall’altra, una nuova emergenza internazionale che ha fatto capolino nelle cronache giornaliere, impattando anche su molti aspetti delle economie mondiali. Stiamo parlando ovviamente della guerra tra Russia e Ucraina, argomento al quale abbiamo dedicato un attento monitoraggio sui nostri media web e print (si vedano alcune notizie a tema bike a pagina 6). Ma il nostro dovere, confidando ovviamente che la situazione possa migliorare, è anche quello di continuare a parlare del mercato e delle sue rinnovate dinamiche. A questo proposito, numerosi e interessanti punti di vista emergono dalla “contro-inchiesta” realizzata intervistando alcune importanti aziende del settore, dopo aver dato voce ai negozi nella nostra seguitissima “Carica dei 101“. Della quale trovate un’analisi riassuntiva con grafici e dati alle pagine 10 -11.

Tornando ai brand, tanti i punti in comune che sono stati evidenziati. Tra questi il perdurare degli ormai noti ritardi in tutta la filiera produttiva, che saranno riassorbiti probabilmente non prima del 2024. Anche adottando significativi cambiamenti alle dinamiche tradizionali del settore. Come quella che riguarda il “model year“: da più parti se ne invoca o se ne prefigura l’eliminazione, a favore di un nuovo modello più simile a quello dell’automotive, dove tipicamente un prodotto viene presentato quando è pronto per essere immesso sul mercato. Il confronto con il mondo dell’auto, certamente più maturo e strutturato, torna anche per altri temi. Come quello che riguarda l’importanza crescente del servizio post vendita e del lavoro di officina. Fondamentale per far aumentare ancor più nei clienti la fidelizzazione e il valore aggiunto nel rivolgersi a negozi specializzati.

Altro argomento “caldo” è quello della produzione: un numero significativo di aziende sta cercando di riportarla nei propri Paesi, o quantomeno in Europa. Tra le ultime, ecco Pirelli, che torna a produrre in Italia parte della gamma di pneumatici cycling, nello storico stabilimento di Bollate. Anche sul fronte dei produttori di bici qualcosa si muove, come vi abbiamo già raccontato citando i casi, tra gli altri, di Bianchi e 3T. Oltre che ovviamente a un buon numero di aziende piccole o medie che storicamente mantengono una produzione artigianale e customizzata nel nostro Paese. A proposito di “nomi” italiani, davvero particolare e inedita la sfida lanciata dal mito Francesco Moser (il quale, è bene ricordarlo, è il ciclista italiano più titolato di sempre con 273 vittorie da professionista): con il suo nuovo marchio FMoser ha presentato in grande stile la prima bicicletta da strada e gravel al mondo convertibile da tradizionale ad elettrica e viceversa in pochi minuti e in completa autonomia.

Di questi e altri contenuti parliamo all’interno dello speciale road delle prossime pagine. Un argomento quanto mai attuale in questo periodo dell’anno, nel quale ripartono le grandi classiche (mentre scriviamo si è appena conclusa la Milano-Sanremo). Così come sta per tornare finalmente a regime il periodo delle principali granfondo, dopo due anni di continui spostamenti e cancellazioni. Il tutto, unito alla recente crescita vertiginosa nei prezzi della benzina, non potrà che continuare ad alimentare la richiesta già molto alta da parte del pubblico in tutti i segmenti del mondo bici. Domanda che, già lo sappiamo, ancora per parecchi mesi rischia di essere superiore all’effettiva disponibilità dei prodotti. Insomma, senza dubbio anche per quest’anno gli operatori del nostro settore dovranno essere abili a destreggiarsi tra gli alti e bassi del mercato. Scegliendo, come abili ciclisti, il rapporto giusto per le salite e le discese che ancora per un bel po’ scandiranno i ritmi della bike industry.

Benedetto Sironi – Editoriale Bikefortrade n° 04-2022