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L’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani esprime la propria disapprovazione sulla perquisizione che è stata messa in atto dalla polizia nei confronti di una squadra impegnata al Tour de France alla viglia della Grande Boucle. A un anno di distanza da una vicenda analoga, che non ha portato alla luce nessun reato, le dimore di corridori attualmente in attività sono state perlustrate dagli agenti, beni personali come computer e tablet sequestrati, creando un clamore che non rispetta i diritti delle persone coinvolte e non fa bene alle indagini.

“Non approviamo metodi, tempi e spettacolarizzazione della vicenda di cui abbiamo letto su tutti i giornali e sentito i racconti dai nostri ragazzi. Per essere fruttuosa un’inchiesta dovrebbe svolgersi con riserbo e in tutto l’anno non ad orologeria nei giorni del Tour. Rispettiamo tutte le procedure ma desideriamo che queste non diventino uno spettacolo sempre la settimana prima del momento più atteso dell’anno”, ha commentato Cristian Salvato, presidente ACCPI.

Non contestiamo la volontà di combattere il doping con ogni mezzo, anzi vorrei ricordare che i corridori sono gli unici atleti al mondo che investono una percentuale dei loro premi per la lotta al doping e che con l’Adams accettano di limitare la propria privacy e quella delle loro famiglie pur di garantire i controlli a sorpresa. Non possiamo accettare che vengano trattati così – ha continuato Salvato. – Vorrei sottolineare il silenzio e la solitudine nei quali sono stati lasciati questi ragazzi e il loro team da parte di tutte le istituzioni, nessuno ha detto o fatto nulla. Il brutto del passato è passato, oggi il ciclismo è bello ed è pulito. Se qualcuno facesse il cretino verrebbe trovato sicuramente e ci sono tutte le sanzioni per estrometterlo dal movimento. Finiamola con questi metodi barbari e con questa caccia alle streghe”.