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Per una volta, lo spazio dell’editoriale lo cediamo con piacere a una stimolante lettera giunta alla redazione, che pubblichiamo integralmente e senza alcun genere di filtro o censura, come è nel nostro stile (e come era nello stile di Dalla, ogni riferimento al titolo è… puramente voluto). Lettera nella quale un produttore di bici offre senza troppi giri di parole il proprio punto di vista sul mercato nel 2022 e in prospettiva. Questa fotografia non certo rosea della bike industry italiana e non solo troverà pieno e parziale fondamento nei prossimi mesi, decisivi per delineare al meglio la situazione? La risposta la avremo (anche) dall’imminente partecipazione a Eurobike, che esordisce a Francoforte dal 13 al 17 luglio. Così come nuovi saranno format e location dell’Italian Bike Festival (che si sposta da Rimini a Misano, 9-11 settembre). Come di consueto la redazione di Bikefortrade sarà presente a questi e agli altri principali appuntamenti, oltre a monitorare quotidianamente lo stato di salute del mercato e a realizzare focus dedicati ai temi di cui si parla a seguire. Sperando che le nubi prospettate all’orizzonte da uno dei nostri (numerosi) affezionati lettori siano meno fosche e più passeggere del previsto.

Buongiorno direttore, come faccio ormai da tempo ho letto il suo editoriale “la stagione per l’amore (della bici)” e per l’ennesima volta leggo i dati della produzione 2021. In tutta sincerità dai sui editoriali, e dalla sua redazione, mi aspetto anche degli argomenti più “contemporanei”. E non mi riferisco al focus prodotti o altro, mi riferisco all’effettiva e vera situazione del mercato italiano (e mi risulta anche europeo) della bicicletta. Penso che sia al corrente dell’enorme calo delle vendite che tutti i produttori di biciclette hanno registrato nel 2022. Magazzini pieni di materie prime (pagate tantissimo per i motivi che tutti sappiamo) e di prodotto finito; affluenza nei punti vendita ai minimi storici; vendite nella grande distribuzione mai così basse come in questo ultimo anno.

La pandemia che aveva “graziato” il mercato della bicicletta negli anni 2020 e 2021, ora sta presentando il conto. In questo momento il range di mercato che sta maggiormente soffrendo è quello della mobilità urbana. Per intenderci quello delle biciclette per “la famiglia”, così tanto caro ad Ancma e ai media nazionali. Le faccio, in maniera sintetica, una panoramica della situazione attuale in cui si trovano i produttori italiani di biciclette. In questi ultimi due anni i produttori, spinti dell’eccessiva euforia commerciale e dalla filiera produttiva asiatica che aveva tempi di consegne a 24 mesi (in primis Shimano), per la paura di fermare le catene di montaggio hanno emesso ordini d’acquisto alla cieca, chiusi nella morsa di una speculazione selvaggia, accettando prezzi assurdi e noli scellerati. I fornitori asiatici, vista la pessima esperienza del bike sharing, sono stati gli unici a non credere a questa “bolla commerciale”. Non hanno fatto investimenti strutturali per poter sopperire all’eccessiva domanda, hanno acquisito ordini, senza garantire le date di consegna, per poi spedire tutto in tempi molto ravvicinati.

Ma il peggio deve ancora arrivare! Se da un lato tutti i produttori sono riusciti a sostenere lo sforzo finanziario per materiale e noli, dall’altro ci troviamo con lo spettro della bassa stagione. Notoriamente le biciclette fanno registrare il picco delle vendite da marzo a settembre. In questo periodo i produttori svuotano i magazzini per poi riempirli durante l’inverno. Ora, a settembre come si potrà mantenere attive le catene produttive?
Inizierà la fase degli sconti selvaggi? Chi approfitterà di questa situazione? Quanti di loro saranno costretti a fermare le catene produttive (in tal senso la invito a considerare le filiere produttive in senso ampio considerando anche le catene produttrici di componenti). E ancora, pur di liberare dello spazio si arriverà a concedere forme di pagamento assurde pur di farsi ritirare del materiale?

Certo è che le incognite per i prossimi sei mesi sono tante. Ora, guardiamo per un attimo avanti oltre i sei mesi invernali, perché il mercato della bici dovrebbe riprendere a marzo/aprile del prossimo anno. Quali potrebbero essere i presupposti per una ripresa? L’utente urbano è davvero convinto dell’uso della bicicletta oppure è stato “obbligato” all’acquisto per via della pandemia? Se vi ricordate in quel periodo si poteva solo fare running e andare in bici (oltre a uscire con il cane per i bisognini). C’è veramente negli italiani una sensibilità all’uso urbano della bici? I comuni stanno facendo davvero un piano serio per le piste ciclabili? Oppure disegnano sull’asfalto delle righe gialle per assolvere al compitino? Il caro prezzi delle biciclette quanto inciderà?

La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato per la lettura.
Cordiali saluti
Un produttore italiano

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Benedetto Sironi – Editoriale Bikefortrade n° 07/08-2022