Mentre in altri contesti l’Italia viene un po’ snobbata e trattata (a sproposito) come il compagno discolo e sprecone, nel settore bike ha un posto di tutto rispetto nell’Olimpo dei produttori. Occorre però lavorare per restarci

Un terzetto affatto scontato domina l’offerta europea del mondo delle bici, parliamo di prodotto finito e accessori. Sul podio continentale abbiamo infatti: Italia, Germania e Portogallo. Sono questi i Paesi leader della produzione in Europa, che detengono rispettivamente il 21%, 15% e 12% del mercato guidato da continuo progresso tecnologico e crescita della mobilità urbana. Nonostante l’arrivo di notizie dall’est che parlano di nuovi complessi produttivi e investimenti da parte di operatori di grande rilievo, questi tre player non sono intenzionati a mollare facilmente il colpo. Molti sono gli esempi virtuosi che si susseguono, in Italia si assiste al rientro di alcuni dei grandi marchi e si persegue la strada dell’innovazione, ne è un esempio il Bicycle Tyre Innovation Centre di Vittoria (in foto), e degli investimenti sulla mobilità urbana; la Germania fa “all in” sull’elettrico, spingendo sempre di più per essere leader mondiale in questo settore. Ciò si è visto anche a Eurobike 2022, dove motori e brand tedeschi non si potevano contare. Il Portogallo invece punta forte sul fare rete e sul coordinamento della pubblica amministrazione per attrarre nuove imprese con il progetto Portugal Bike Value.

Nonostante la forza di questi tre attori tradizionali, una serie di “underdog” cerca sempre di più di guadagnarsi fette di mercato, soprattutto da est Europa, complici anche i costi di produzione (manodopera meno onerosa) e di mantenimento dei grossi impianti industriali (tasse e affini). Secondo Banca Ifis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale stanno diventando un polo di attrazione per le produzioni di biciclette e componentistica grazie alla posizione strategica che consentirebbe di ridurre i tempi di consegna delle forniture. La nota positiva è che spesso si instaura una vera e propria sinergia nei fatti tra Paesi leader e nuovi Paesi di attrazione. La Polonia, ad esempio, terza in Europa per la produzione di telai, contribuirà a ridurre i tempi di attesa da 180 a 30 giorni.

I risvolti positivi sono molti: assistiamo a un volume di investimenti in Europa sempre più consistente (oltre il miliardo e mezzo di euro solo nel 2020), che ha preso spunto anche dalle sopraggiunte criticità della catena di approvvigionamento globale di componenti; con il fine di ridurre la dipendenza dalle interruzioni e i ritardi provenienti dall’Asia e aumentare la flessibilità operativa. Non solo, si riducono i tempi, ma questo permette di diminuire l’impatto dei trasporti. Quindi sostenibilità economica ma anche ambientale, per esempio, oltre due milioni di tonnellate di inquinamento da C02 e anidride solforica vengono risparmiate grazie alla produzione locale di bici, eBike e componenti in Europa ogni anno. Ogni lavoro ricollocato nell’industria europea della bici porta a un risparmio che va dai 30 ai 50 milioni di tonnellate di emissioni nocive.
Dal punto di vista della sostenibilità sociale, per ogni 1.000 bici riconsegnate all’assemblaggio ogni anno in Europa, vengono creati da tre a cinque posti di lavoro, mentre per ogni 1.000 eBike l’intervallo è compreso tra sei e nove posti di lavoro.

L’economia della bici è, così, uno degli esempi più interessanti di positiva contribuzione al rafforzamento del tessuto economico, ambientale e sociale europeo, senza contare che a livello di salute pubblica i benefici ammontano ad oltre 191 miliardi di euro all’anno derivanti da vite più lunghe e più sane, miglioramento della salute mentale e riduzione dei decessi. Secondo Manuel Marsilio, direttore generale di Conebi (Confederazione dell’Industria Europea della Bicicletta di cui fa parte anche Ancma): “L’Europa non è solo il mercato più grande a livello mondiale in termini di valore, ma rappresenta anche l’opportunità tangibile di una nuova era per l’industria globale della bici. La previsione è di arrivare a sei miliardi di euro di componenti prodotti in Europa nel 2025 e 30 milioni di bici ed eBike vendute nel 2030: c’è ancora molto da fare, ma il percorso è chiaro e la sfida emozionante”.

Fonte: Conebi, Ancma e Banca Ifis

IL RIENTRO DELLA PRODUZIONE IN EUROPA: “CUI PRODEST?”

  • 6 sono i mesi di media di attesa per la componentistica
  • +20% della domanda mondiale di bici dal 2020
  • 2 mln t/anno di CO2 e anidride solforica risparmiate con la produzione di bici, eBike e componenti in Europa
  • +170% aumento dei salari in Cina negli ultimi 10 anni, il che rende sempre meno conveniente produrre nel Paese asiatico
  • +25% percentuale di aziende che hanno in previsione di aumentare i propri investimenti in qualità e innovazione
  • +188% aumento medio del costo del trasposto di un container dal far east

di Gabriele Vazzola