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Con questa gravosa domanda che aleggia sul mercato, torna come una piacevole sentenza la Carica dei 101. Vale a dire l’attesissima inchiesta firmata Bikefortrade che coinvolge altrettanti punti vendita specializzati in tutta la penisola. C’era sicuramente da parte di tutti molta attesa e curiosità riguardo risposte, conclusioni e bilanci di un anno complicato come il 2023. In questo numero vi proponiamo 10 pagine con le prime 46 schede, che ci permettono già di saggiare l’umore della distribuzione in attesa di completare il quadro con le prossime puntate. Tra conferme e sorprese: non mancano coloro i quali, tutto sommato, si dicono abbastanza soddisfatti. Anche se sono meno di un quarto del totale. Gli altri si dividono tra un sentimento di indifferenza o di tristezza con eventuali sfumature di rabbia o rassegnazione. In ogni caso i dati di vendita ufficiali, al pari dello scorso anno, verranno presentati da Ancma il prossimo 22 marzo in occasione della giornata b2b degli Emoving Days 2024 organizzati proprio dal nostro gruppo. E sappiamo per certo che confermeranno un calo a due cifre rispetto al 2022. Ma confrontando i numeri assoluti di bici vendute nell’anno appena passato rispetto al 2019, ossia l’anno pre Covid con tutti gli annessi e connessi di cui tanto abbiamo parlato, scopriremo che molto probabilmente il trend rimane positivo e comunque in crescita.

Nel bicchiere mezzo pieno troviamo anche un ulteriore consolidamento del numero dei ciclisti. Anche quelli che vivono le due ruote come una parte importante della loro vita, dedicandovi tante ore del proprio tempo. I classici amatoriali evoluti, potremmo definirli, i quali talvolta si avvicinano a un approccio da veri e propri atleti pur non essendo professionisti. Non a caso tra le categorie che meno hanno subito la crisi ci sono le road di alta gamma e le eMtb full suspended. Da segnalare anche una crescente diffusione della bicicletta per l’utilizzo quotidiano e negli spostamenti casa-lavoro, anche se rimane ancora tanto da fare in questo senso sotto molti punti di vista. Così come la completa ripresa delle manifestazioni sportive, siano esse gare o di altro genere, e un aumento notevole dei flussi turistici nel nostro paese, anche grazie al cicloturismo. Ma è bene ricordare che non si vive di sola bici…nel senso che anche l’abbigliamento e gli accessori adeguati sono fondamentali per godersi al meglio il nostro sport. Ecco quindi che, proprio nelle prossime pagine, vi proponiamo uno speciale a tema. Ma torniamo alla domanda che dà il titolo a questo editoriale.

E con questa introduciamo una delle note più dolenti. Vale a dire il rapporto spesso difficile se non talvolta quasi conflittuale tra aziende e negozi. Dinamica che ha trovato il suo culmine proprio negli scorsi mesi. Molti negozi hanno lamentato infatti una politica di sconti molto aggressiva da parte delle aziende produttrici o distributrici per svuotare i magazzini. Spesso con offerte dirette anche al cliente finale tramite magari i loro siti o flasghip store. Insomma, il cosiddetto DTC (Direct To Consumer). Fenomeno che non è certo da condannare a prescindere: è ormai comprensibile e inevitabile che i brand comunichino e vendano anche in modo diretto verso il consumatore finale, anzi è un volano di comunicazione dal quale potrebbero trarre beneficio anche i punti vendita multibrand. Tranne rarissime eccezioni, ormai, non esiste nessun marchio mediamente strutturato in nessun settore che non abbia, per esempio, un proprio e-commerce. Ma buona norma vuole che i prezzi di vendita applicati dal sito ufficiale siano quelli di listino. O con un tollerabile e leggero sconto. Come più volte evidenziato dai nostri interlocutori tra i negozianti, invece, questa buona norma non sempre è stata rispettata da alcune aziende, in particolare nel corso degli ultimi mesi. Per non parlare di alcune piattaforme terze di vendita online con scontistiche davvero “al limite” e fuori mercato per gli altri punti vendita.

Certo, i magazzini troppo pieni e l’eccessiva quantità di prodotto sul mercato possono costituire una forte tentazione e spiegare tali dinamiche. Così come l’aumento dei prezzi che certo non ha facilitato la propensione all’acquisto e che quindi in qualche modo è stato controbilanciato proprio da offerte al ribasso. Anche, va detto, da parte degli stessi negozi. Ma è significativo che alcuni si siano resi conto in un secondo momento che quella non è forse la strada migliore. E abbiano scelto di tornare indietro e ritirare le offerte più aggressive tornando a puntare su una serie di prodotti e servizi complementari alla bici vera e propria. Seguendo più o meno consapevolmente la “teoria dell’uovo fritto”. Qualora non la conosciate, niente paura: anche di questo parliamo in questo ricco, intenso e “saporito” primo numero dell’anno di Bikefortrade.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it